
La storia del caffè
- fherryfhswb
- 7 apr 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Delle 90 specie di caffè inventate, meno di 10 sono poi state effettivamente coltivate e solo 2 sono sopravvissute fino al XX secolo: la Coffea arabica e la Coffea canephora. La prima è nata da un antico incidente cromosomico, che ha quadruplicato la propria sequenza di DNA; questa è l'unica varietà autogama. I suoi fiori si autofecondano, anche se nel 10-20% dei casi si verifica l'allogamia ovvero l'impollinazione grazie ad insetti. Le altre piante di Coffea non possono invece autofecondarsi, ma scambiano permanentemente i geni col polline, il che le rende più resistenti ai parassiti.[8] Di fronte al brusco aumento di consumo del caffè nel corso del XVIII secolo, vennero coltivate prevalentemente le piante di arabica, riducendo le varietà in circolazione e quindi la possibilità di evoluzione della pianta. Accanto a questa solamente altre due varietà vennero piantate: Typica e Bourbon pointu.[8]
La prima prende il via dalla singola pianta che fu portata da Giava ad Amsterdam nel 1706 e poi, nel 1714, venne donata ai vari orti botanici europei, da dove si trasferì successivamente nelle Americhe. La seconda, invece, nacque dalle piante di Mokha che nel 1715 la Compagnia francese delle Indie orientali portò dallo Yemen sull'isola di Riunione, dove ha cominciato a crescere considerevolmente a partire dal 1724.[8]
Zona d'origine del caffè.
I coltivatori di queste due varietà selezionarono i mutanti spontanei, poiché gli incroci non consentivano nuovi genotipi sufficienti data la bassa diversità genetica: di conseguenza il caffè è rimasto "puro" per oltre tre secoli.[8] Derivano dal Bourbon il Marogogype, dai grani grossi avvistato in Brasile e la varietà Caturra, con un'alta produttività e facilità di raccolta. Provengono invece dalla Typica la Kent dell'India e la Blue Mountain della Giamaica; quest'ultimo ha permesso i primi successi d'intensificazione della coltura, in special modo nell'America Latina.[8] Tra i vari ibridi Typica-Bourbon c'è la varietà Mondo Nuovo brasiliana.[8]
Contrariamente all'Arabica, la Canephora diede vita ad una moltitudine di sottospecie, le quali vennero selezionate e tra queste divenne predominante la varietà Robusta, che aveva una maggiore resistenza alle malattie ed una produttività maggiore rispetto alle altre.[8] Quest'ultima peserà al 38,6% nella produzione mondiale di caffè al principio del XXI secolo.[9]
L'ibridazione tra la Canephora e una delle 2 arabiche, chiamata Arabusta, risulta essere molto raro in natura a causa delle barriere cromosomiche. Nel 1917 nell'arcipelago di Timor venne scoperta una popolazione di Arabusta selvatica detta Hybride de Timor e assai resistente alla ruggine del caffè, la quale aveva devastato le piantagioni asiatiche negli anni 1870.[8] Questa prima fonte genetica differente sia da Typica che da Bourbon ha permesso d'incrociare l'arabica e creare varietà come la Catimor brasiliana o la Ruiru del Kenya.[8] Più tardi gli esperti di botanica impareranno a creare artificialmente per raddoppio cromosomico della Canephora attraverso il trattamento di Colchicina nuove varietà di caffè.[8]
Gli esperti di agronomia considerarono la Robusta essenziale per ringiovanire e differenziare le vecchie varietà di arabica. Tra il 1960 e il 1990, sotto gli auspici della FAO, decisero di tornare alle fonti delle popolazioni selvatiche dell'Etiopia per la creazione di ulteriori varietà migliorate.

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